L’Allineamento Perfetto: Cuore, Mente e Occhio nella Fotografia in Bianco e Nero

L’Allineamento Perfetto: Cuore, Mente e Occhio nella Fotografia in Bianco e Nero

Riflessioni di un fotografo sull’essenza dell’arte fotografica

Quando Henri Cartier-Bresson pronunciò quelle parole immortali – “Quello che un buon fotografo deve cercare di fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio” – non poteva immaginare quanto profondamente avrebbero risuonato nell’anima di chi, come me, ha fatto della fotografia in bianco e nero la propria ragione di vita.

Da un’intera vita catturato dall’incantesimo del bianco e nero, ho compreso che questa scelta non è mai stata una semplice preferenza estetica. È piuttosto una filosofia, un modo di vedere il mondo spogliato dalle distrazioni del colore, dove ogni sfumatura di grigio racconta una storia, dove ogni ombra nasconde un segreto.

Il bianco e nero mi permette di cogliere l’essenza pura del soggetto, quella verità nascosta che spesso il colore maschera. Quando inquadro nel mirino, non vedo rossi o blu, ma vedo anime, emozioni, la luce che danza con l’oscurità in un’eterna dialettica di contrasti.

Nella mia ricerca fotografica, la bellezza femminile occupa un posto speciale. Non è quella patinata e artificiale delle riviste, ma quella autentica, quella che emerge dalla spontaneità di un gesto, dalla malinconia di uno sguardo, dalla grazia di una posa naturale.

Fotografare una donna in bianco e nero significa catturare la sua essenza più profonda. I toni di grigio accarezzano le curve del viso come pennellate d’argento, mentre le ombre modellano i lineamenti con la delicatezza di un’antica scultura. Ogni ritratto diventa un dialogo silenzioso tra il mio obiettivo e l’anima del soggetto.

Ricordo un pomeriggio di novembre; la luce dorata che filtrava attraverso le persiane creava geometrie perfette sul volto di Helena. In quel momento, cuore, mente e occhio si sono allineati perfettamente: il cuore ha sentito la malinconia del momento, la mente ha calcolato l’esposizione ideale, l’occhio ha catturato quell’istante irripetibile. Il risultato è stato una fotografia che ancora oggi, guardandola, mi fa battere il cuore.

La mia passione per l’epoca medievale si riflette inevitabilmente nel mio lavoro fotografico. Castelli che si ergono contro cieli drammatici, chiese romaniche che sussurrano antiche preghiere, borghi medievali dove il tempo sembra essersi fermato.

Il bianco e nero è il linguaggio naturale per raccontare questi luoghi intrisi di storia. Le pietre millenarie, scolpite dal tempo e dalle intemperie, trovano nel monocromo la loro voce più autentica. Ogni ombra racconta di cavalieri e dame, ogni fascio di luce che penetra attraverso le feritoie di un castello narra epopee dimenticate.

Quando fotografo un’architettura medievale, sento il peso della storia sulle mie spalle. Il mio obiettivo diventa un ponte tra passato e presente, un mezzo per far rivivere emozioni sepolte sotto secoli di polvere. La fotografia in bianco e nero amplifica questa sensazione, eliminando le distrazioni cromatiche e concentrando l’attenzione sull’essenza stessa del soggetto.

Tornando alle parole del maestro Cartier-Bresson, ho imparato sulla mia pelle cosa significhi davvero allineare cuore, mente e occhio. Non è un processo meccanico, ma una sorta di meditazione in movimento.

Il cuore è l’impulso primordiale, quello che mi spinge a sollevare la fotocamera quando intuisco che qualcosa di speciale sta per accadere. È l’emozione pura, quella che fa tremare le mani nell’attesa dello scatto perfetto.

La mente è il calcolo, la tecnica, l’esperienza accumulata negli anni. È quella che sussurra: “Diaframma f/2,8, tempo 1/60, ISO 400.” È la razionalità che bilancia l’istinto del cuore.

L’occhio è la sintesi, il punto di incontro tra emozione e tecnica. È quello che vede la composizione perfetta, che coglie l’attimo decisivo, che trasforma una semplice immagine in una fotografia.

Ogni volta che esco con la mia fedele Nikon, cerco quel momento magico in cui tutti gli elementi si allineano. Che si tratti di immortalare il sorriso fugace di una donna o le ombre che danzano sui muri di un castello, l’obiettivo è sempre lo stesso: catturare l’anima del soggetto.

Il bianco e nero mi aiuta in questa ricerca, eliminando le distrazioni e concentrando l’attenzione su ciò che davvero conta: la luce, l’ombra, l’emozione, la storia. Ogni scatto è una piccola preghiera, un tentativo di fermare il tempo e regalare all’eternità un frammento di bellezza.

Nella mia carriera di fotografo, ho imparato che la vera maestria non sta nella perfezione tecnica, ma nella capacità di trasmettere emozioni. Le parole di Cartier-Bresson continuano a guidarmi ogni giorno, ricordandomi che dietro ogni grande fotografia c’è sempre un perfetto allineamento tra cuore, mente e occhio.

Il bianco e nero rimane il mio linguaggio d’elezione, quello che meglio sa tradurre in immagini i miei sogni di bellezza femminile e di epoche lontane. Perché alla fine, ogni fotografia è un piccolo miracolo: la capacità di trasformare la luce in memoria, l’attimo in eternità, l’emozione in arte.

E io, con la mia fotocamera in mano, continuo a cercare quell’allineamento perfetto, quel momento magico in cui il mondo si ferma per lasciarsi immortalare.

Writer & Photographer: © Carlo Oriani

capitolo 1 – L’ALBA

#L‘ALBA
Nel cuore della pittoresca città di Sirmione, la notte si dissolse lentamente, lasciando spazio alle sfumature rosate dell’alba. Le prime luci del giorno danzavano sulle strade acciottolate, e una brezza leggera accarezzava le foglie degli alberi secolari.

Carlo, stava ancora dormendo profondamente quando da una finestra socchiusa della sua camera da letto entrò un filo di luce dorata che lo colpì sul viso e lo risvegliò. La testa era un po’ ovattata a causa di una sonora sbronza che si era preso la sera prima. Carlo si stiracchiò energicamente prima di alzarsi dal letto e nel farlo urtò la schiena della ragazza che dormiva al suo fianco.

La ragazza aveva una pelle completamente abbronzata, un’evidente testimonianza dei suoi bagni di sole, che lasciavano intravedere il suo amore per il calore del sole e la sua predilezione per la libertà di sentirsi completamente nuda sotto i raggi solari. I suoi capelli, lunghi e mossi, si tingevano di un affascinante colore rosso castano, un mix di sfumature che li rendeva unici e affascinanti.

Carlo, pur osservando con attenzione la sua figura distesa, non riusciva a scorgere il suo volto poiché la ragazza gli voltava le spalle, addormentata e rilassata nell’abbraccio di un soffice cuscino. Tuttavia, l’aura di mistero che la circondava l’aveva resa ancora più intrigante per lui, e si chiese quali segreti si nascondessero dietro quei capelli rossi danzanti e la pelle baciata dal sole.

La curiosità era tanta, eppure rispettò il sonno della ragazza, non volendo disturbare la sua quiete. Decise di lasciare intatta quella scena, conservando l’immagine di lei nel suo stato naturale e selvaggio. Carlo sentiva che c’era una connessione speciale con quella ragazza, anche se i dettagli della serata precedente sembravano sfuggire alla sua mente annebbiata dalla sbornia.

Carlo, infatti, non ricordava molto della sera precedente. Si ricordava solo che era uscito con degli amici a bere una birra e nel locale avevano fatto amicizia con delle ragazze. Si ricordava anche che la ragazza con cui aveva chiacchierato di fotografia per tutta la sera era bionda e aveva i capelli a caschetto. Quindi non si capacitava di chi fosse la rossa nel suo letto. Comunque avrebbe rimandato la soluzione dell’enigma a più tardi. Ora voleva approfittare del fatto di essersi svegliato così presto. Era l’alba e quale momento migliore per fotografare il castello della sua amata città.

Affacciandosi alla finestra con uno sguardo languido, lasciò che la luce dorata dell’alba accarezzasse il suo viso stanco. Mentre cercava di raccogliere più indizi possibili riguardo alla ragazza misteriosa, pensava a quanto tutto fosse surreale: la bellezza del paesaggio che lo circondava, il mistero della ragazza nel suo letto e l’emozione di trovarsi in una città così affascinante.

Si sentì grato per essere stato svegliato da quel raggio di sole, poiché gli diede l’opportunità di assaporare la magia dell’alba e catturare la bellezza del castello con la sua macchina fotografica. Eppure, non poteva fare a meno di domandarsi come sarebbe continuata quella giornata e come si sarebbe svolta la scoperta dell’identità della ragazza dai capelli rossi.

Con la mente piena di interrogativi e la voglia di scoprire l’enigma che gli si era presentato, decise di affrontare la giornata con curiosità e intraprendenza, consapevole che avrebbe presto svelato
i segreti di quella notte misteriosa e magica a Sirmione.

(Carlo Oriani)

SOTTO UN VELO DI NEBBIA

Può piacere o non piacere, la nebbia.

Può aiutarti a renderti invisibile e muoverti libero per le via di una città oppure impedirti di progredire assieme alle tue paure.

Può rendere tutto silenzioso o diventare maledettamente rumorosa.

La nebbia, un velo che si appoggia delicatamente e sempre delicatamente svanisce lasciandoci in balia di noi stessi.

È lì che scopriremo noi stessi, finalmente.

Writing: Alice Kavalla

Photographer: Carlo Oriani

LA PORTA

Pochi libri cambiano una vita. Quando la cambiano è per sempre, si aprono porte che non si immaginavano, si entra e non si torna più indietro.
(Christian Bobin)

Ph: © Carlo Oriani