TRA IL VOLTO E LA MASCHERA

Ho fotografato castelli per moltissimi anni. Muri di pietra che nascondono storie. Poi ho capito: anche noi siamo castelli. Anche noi abbiamo muri. Anche noi nascondiamo. Le maschere che indossiamo sono le nostre mura. Ma le crepe? Le crepe sono dove entra la verità.

È lì, in quelle crepe, che vivono i protagonisti dei miei thriller:

📖 𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐃𝐈𝐂𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐄 𝐋𝐔𝐂𝐈 – Dove le vite passate sono maschere che nascondono chi sei davvero, finché le crepe non rivelano tutto

📖 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐋’𝐎𝐌𝐁𝐑𝐀 – Dove l’ossessione frantuma ogni maschera e ti costringe a guardare ciò che hai sempre nascosto

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🎭 Thriller psicologici dove le maschere cadono e la verità fa male. Ma è l’unica cosa che può salvarti.

𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎𝐋𝐔𝐂𝐄

𝑁𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑑𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑒 𝑢𝑛 𝑔𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑜𝑙𝑣𝑒.
𝐿’𝑜𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑒̀ 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑛𝑖𝑡𝑖𝑑𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜
𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑖:
𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑎𝑔𝑜𝑚𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑟𝑎, 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑐𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎.

𝑃ℎ𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑝ℎ𝑒𝑟 & 𝑊𝑟𝑖𝑡𝑒𝑟: © 𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑂𝑟𝑖𝑎𝑛𝑖

Una sera al RAB con MisterNessuno

Quando l’arte incontra l’inclusione

Ci sono serate che ti entrano dentro e non ti lasciano più. Momenti in cui capisci che stai partecipando a qualcosa di più grande di un semplice evento, qualcosa che ha a che fare con l’autenticità delle connessioni umane, con la bellezza che nasce quando l’arte si mette al servizio di una causa giusta.

La sera al RAB di Milano è stata una di quelle serate.

Il RAB: questo non è un bar

Prima di raccontarvi dell’evento, devo parlarvi del luogo che lo ha ospitato. Perché il RAB non è semplicemente un locale. È un manifesto di inclusione, un progetto sociale che ha il coraggio di mettere in pratica ciò che molti si limitano a teorizzare.

Situato in Corso San Gottardo 41, in zona Navigli, il RAB è gestito dal Gruppo L’Impronta. La mission è tanto semplice quanto potente: inserire al lavoro persone con fragilità ed essere uno spazio di aggregazione e socialità per il quartiere. Qui lavorano fianco a fianco ragazzi e ragazze con disabilità insieme a operatori, in un ambiente che rifiuta l’etichetta di “bar” per essere qualcosa di più profondo: un luogo di incontro, di cultura, di vera umanità.

Le pareti del RAB raccontano storie. Articoli di giornale, foto, manifesti di eventi passati si sovrappongono creando un palinsesto visivo che è testimonianza di una comunità viva. È su una di queste pareti che ho appoggiato la mia Leica per catturare l’atmosfera della serata, creando quella doppia esposizione che vedete in apertura: Alice che si sovrappone agli articoli sul locale, presente e passato che si fondono in un’unica narrazione.

MisterNessuno: un libro, tante cause

Roberto Florindi ha scritto “MisterNessuno” attingendo dalla sua profonda esperienza nel mondo del nuoto paralimpico, dove da anni accompagna atleti straordinari nelle loro sfide quotidiane. Ma questo romanzo va oltre la semplice testimonianza sportiva: è un viaggio nell’animo umano attraverso quarant’anni di vita di Alessandro, un uomo che si è sempre sentito “fuori posto”, alla ricerca di un filo conduttore tra esperienze disparate che lo hanno portato dalla piccola Melegnano alle terre remote dell’Etiopia, dall’Inghilterra all’India, fino alle piscine dove ha finalmente iniziato a trovare sé stesso.

Non è solo letteratura: è uno specchio in cui ognuno può riconoscersi, un mosaico di piccole e grandi vittorie, di fallimenti che si trasformano in nuove opportunità, di dignità che si conquista vasca dopo vasca. Perché il vero talento, come ci insegna questa storia con disarmante onestà, non è ciò che ci rende eccezionali agli occhi degli altri, ma quello che ci fa sentire finalmente a casa dentro noi stessi.

Ma quello che rende davvero speciale questo progetto è il modello benefico che lo accompagna. A ogni evento, a ogni presentazione, Roberto sceglie un’associazione diversa che si occupa di disabilità e inclusione, e tutto il ricavato delle vendite va a sostenere quella realtà specifica. Non è beneficenza generica: è un sostegno mirato, pensato, che cambia a seconda del territorio e delle necessità.

Per la serata al RAB, la scelta era naturale: il ricavato è andato al Gruppo L’Impronta, la cooperativa sociale che gestisce il locale e che da anni lavora per l’inclusione di persone con fragilità. Ma sono tantissime le associazioni che Roberto ha sostenuto e continuerà a sostenere attraverso questo tour. Ogni tappa è un nuovo incontro, una nuova storia, un nuovo modo di fare la differenza.

Una sera di musica, parole e connessioni autentiche

L’evento al RAB è stato curato nei minimi dettagli. Alice Kavalla, amica e scrittrice, ha moderato la serata con quella sensibilità che la caratterizza. Fulvio Felisi, invece, ha gestito l’organizzazione con professionalità, mentre Mauro Trentini e Sara Iacubino ci hanno regalato momenti di musica dal vivo che hanno dato respiro alle parole, creando quella sospensione emotiva che solo la musica live sa creare.

Io ero lì con la mia macchina fotografica, a catturare volti, sguardi, sorrisi. A fermare quei momenti in cui vedi che qualcosa di vero sta accadendo. Perché questa è la fotografia che mi interessa: non quella patinata delle location perfette, ma quella che cattura l’essenza delle connessioni umane.

Il pubblico era un mix meraviglioso: amici di Roberto venuti a sostenerlo, curiosi attratti dal progetto, frequentatori abituali del RAB che hanno scoperto con sorpresa quanto può essere potente un libro quando dietro ha una storia autentica. C’erano anche alcuni fratelli Alpini di Roberto, testimonianza di quanto i legami veri attraversino gli ambiti più diversi della vita.

Fotografia e inclusione: lo stesso sguardo

Mentre fotografavo la serata, mi sono reso conto di quanto la mia passione per la fotografia e questo progetto di Roberto abbiano in comune. Entrambi cerchiamo di catturare l’essenza delle persone al di là delle etichette, delle categorie, delle semplificazioni. Io lo faccio attraverso il bianco e nero che elimina il superfluo per concentrarsi sull’emozione pura. Roberto lo fa attraverso le sue storie che raccontano persone, non disabilità.

La mia passione per il mondo medievale, che emerge dalle fotografie di castelli e dalle mostre che curo, nasce dalla stessa ricerca: trovare l’umanità dietro le pietre, le storie dietro le architetture. E il RAB, con le sue pareti che parlano e i suoi spazi che accolgono, è esattamente questo: un luogo dove l’umanità emerge in tutta la sua complessità e bellezza.

Il team: quando la collaborazione diventa magia

Questo progetto non sarebbe possibile senza un team affiatato. Roberto porta la sua esperienza e la sua sensibilità verso il mondo della disabilità. Alice porta la sua capacità di tessere narrazioni e guidare conversazioni. Fulvio porta l’organizzazione che tiene insieme tutti i pezzi. Io porto il mio occhio fotografico, quella capacità di catturare momenti che altrimenti andrebbero perduti.

Ma la vera magia della serata al RAB è stata Simona Tonani. Lei e tutto il suo staff non hanno semplicemente ospitato un evento: hanno abbracciato un’idea, l’hanno fatta propria, le hanno dato vita. Hanno messo a disposizione non solo uno spazio fisico, ma un’atmosfera, un’energia, una comunità. Perché questo è il RAB: un luogo dove le idee trovano terreno fertile e i progetti diventano realtà grazie a persone come Simona che ci credono davvero.

Un tour che cambia territorio per territorio

Il #MisterNessunoTour non è una semplice tournée di presentazioni. È un viaggio attraverso l’Italia delle buone pratiche, delle associazioni che ogni giorno lavorano per l’inclusione, dei progetti che meritano di essere conosciuti e sostenuti. Ogni tappa è diversa perché diverso è il tessuto sociale di ogni città, diverse sono le realtà che operano sul territorio, diverse sono le storie che meritano di essere raccontate.

Roberto ha scelto questo modello proprio per moltiplicare l’impatto del suo libro. Non un unico grande gesto, ma tanti piccoli sostegni mirati che, somma dopo somma, creano una rete di solidarietà concreta. È un approccio che dice molto sulla sua visione: l’inclusione non si fa con i grandi proclami, ma con l’attenzione quotidiana, con la scelta consapevole di essere dove serve, quando serve.

Ci vediamo a BookCity Milano

Il #MisterNessunoTour prosegue il suo viaggio, e il 13 novembre Roberto sarà a BookCity Milano per una nuova tappa.

Ma c’è un’altra data che voglio segnalarvi: venerdì 15 novembre alle ore 14:00, sempre a BookCity, Alice Kavalla ed io saremo presenti per presentare i nostri rispettivi ultimi libri. Sarà l’occasione per ritrovarci, per parlare di scrittura, fotografia e di come le storie possano attraversare media diversi mantenendo la stessa anima.

Ogni tappa del tour non è solo la presentazione di un libro: è un momento di incontro, di costruzione di una comunità che crede nell’inclusione. È un invito a chiedersi: cosa posso fare io per rendere questo mondo più accogliente?

UN INVITO:

Se questa storia vi ha toccato:

Visitate il RAB: Corso San Gottardo 41, Milano. Prendete un caffè, parlate con chi ci lavora. Scoprirete che “questo non è un bar” è una promessa mantenuta.

Seguite il tour: Ogni libro acquistato sostiene un’associazione diversa. Seguite #MisterNessunoTour per le prossime tappe.

Ci vediamo a BookCity: 13 novembre per Roberto, 15 novembre ore 14:00 per Alice e me. Sarà l’occasione per conoscerci e scoprire le nostre storie.


Valle di Lys

Valle di Lys

Dalle finestre della Regina antica, dove il tempo sospeso ancora dimora, la valle si apre, solenne e pudica, tra vette che il cielo abbraccia e adora.

Le nuvole danzano sopra il granito, bianche viandanti di un cielo severo, mentre il sentiero, quieto e infinito, serpeggia nel bosco, custode sincero.

I larici vegliano, scuri giganti, su giardini di pietra e fiori alpini, dove l’eco sussurra canti distanti di regine sole e destini divini.

Tra ombra e luce il contrasto rivela la forza del monte, la pace del piano, dove ogni roccia una storia cela e il cuore si perde in un sogno lontano.

Photographer & Writer: © Carlo Oriani

Il Guardiano di Pietra

Forte di Bard, Valle d’Aosta

Nelle viscere di pietra dove l’eco è memoria, cammino tra le ombre di chi non si arrese. Maggio 1800: cannoni contro il cielo, quattrocento anime contro un impero.

Napoleone guardava dal basso questo scoglio ostinato, questa spina conficcata nella gola delle Alpi. Quindici giorni di assedio, quindici giorni in cui il tempo si fermò.

Oggi attraverso questi corridoi bui dove la luce filtra come allora, quando ogni raggio era speranza o condanna. Le silhouette dei difensori ancora danzano contro i muri anneriti dalla polvere da sparo.

Mi volto: dietro di me, il passato. Davanti, un quadrato di luce incerta. Tra queste mura Bonaparte imparò che esistono fortezze che non si conquistano, solo si aggirano, si evitano, si temono.

Il forte cadde, sì. Ma prima resistette. E nella resistenza trovò l’immortalità.

Io cammino ancora qui, dove ogni passo è un tributo, dove ogni ombra racconta di chi scelse di essere roccia quando il mondo voleva farsi marea.

Photographer & Writer: © Carlo Oriani

Il Forte di Bard fu l’unico ostacolo significativo che Napoleone incontrò nella sua discesa in Italia durante la Campagna d’Italia del 1800. Distrutto per rappresaglia, fu ricostruito dai Savoia tra il 1830 e il 1838.

Il Forte di Bard: Un Incontro tra Passioni

30 agosto 2025

Ci sono momenti in cui senti che devi fermarti. Non per stanchezza, ma per necessità dell’anima. Prima di riprendere il lavoro dopo le ferie estive, ho deciso di concedermi qualche giorno per coltivare le mie due grandi passioni: la fotografia in bianco e nero e la scoperta di castelli ed edifici storici. E quale meta migliore del Forte di Bard, in Valle d’Aosta?

Partendo da Melegnano al mattino presto, ho sentito quella familiare eccitazione che provo sempre quando so che mi attende un luogo ricco di storia e di fascino fotografico. Il viaggio verso la Valle d’Aosta è sempre emozionante, ma quando arrivi a Bard e vedi quella massiccia fortezza che sbarra letteralmente la valle, capisci subito di essere di fronte a qualcosa di straordinario.

La Prima Impressione

Il Forte di Bard è uno di quei luoghi che ti toglie il fiato. Non per la bellezza romantica – quella la trovi altrove – ma per la sua imponenza, per quella presenza scenica che ha fatto la storia. Questa fortezza ottocentesca, ricostruita dai Savoia tra il 1830 e il 1838 sulle rovine di un castello precedente, è un capolavoro di architettura militare.

Mentre montavo la mia Leica, ho pensato a quanto questo luogo sia perfetto per il bianco e nero. Le linee geometriche degli edifici, i contrasti tra le ombre profonde e la pietra chiara, la verticalità drammatica della roccia… tutto qui parla il linguaggio che amo di più in fotografia.

La Storia che Rivive

Camminando per i tre corpi principali del forte – l’Opera Ferdinando in basso, l’Opera Vittorio al centro e l’Opera Carlo Alberto in cima – ho ripercorso mentalmente la storia di questo luogo straordinario. Già nel VI secolo d.C. qui c’era una guarnigione di sessanta uomini che proteggeva le “Clausuræ Augustanæ”, il sistema difensivo dell’Impero Romano.

Ma è la storia del maggio 1800 che mi ha colpito di più. Napoleone con la sua Armée de réserve di 40.000 uomini si trovò bloccato qui per ben sedici giorni da una guarnigione austriaca di appena 400 soldati. Il generale corso, abituato alle vittorie fulminee, dovette ingegnarsi per superare questo ostacolo, facendo trasportare nottetempo i cannoni lungo sentieri impervi, con le ruote avvolte nella paglia per attutire i rumori.

L’Occhio del Fotografo

Ogni angolo del forte offre uno scorcio interessante. La Piazza d’Armi nell’Opera Carlo Alberto, con il suo porticato che crea giochi di luci e ombre perfetti per il mio stile fotografico. Le antiche prigioni, con quelle celle anguste che raccontano storie di prigionia e resistenza. I camminamenti lungo le mura, da cui si domina tutta la bassa Valle d’Aosta.

Ho trascorso ore a studiare la luce, aspettando il momento giusto per ogni scatto. Il forte cambia completamente aspetto durante la giornata: austero e minaccioso al mattino, quasi teatrale nel pomeriggio, misterioso al tramonto quando le prime ombre si allungano sui bastioni.

Il Borgo Medievale

Non si può visitare il forte senza esplorare anche il piccolo borgo di Bard ai suoi piedi. Questo antico insediamento medievale, attraversato dalla Via Francigena, conserva ancora oggi il fascino di un tempo che fu. Le case in pietra, gli antichi portali, i vicoli stretti… tutto qui respira storia.

È incredibile pensare che questo piccolo passaggio tra la Dora Baltea e le pareti rocciose sia stato per secoli la porta d’ingresso della Valle d’Aosta. Mercanti, pellegrini, eserciti, tutti sono passati di qui, lasciando tracce che ancora oggi possiamo leggere nelle pietre.

Un Polo Culturale Moderno

Quello che più mi ha colpito è la trasformazione del forte in un moderno polo culturale. Dopo decenni di abbandono e utilizzo come deposito militare, la Regione Valle d’Aosta ha saputo restituire vita a questo luogo attraverso un restauro esemplare. Oggi il forte ospita il Museo delle Alpi, mostre temporanee di alto livello e numerosi eventi culturali.

Il contrasto tra l’antica funzione militare e la nuova vocazione culturale è affascinante e offre spunti fotografici unici. Le sale moderne che ospitano installazioni multimediali all’interno di mura ottocentesche creano un dialogo tra passato e presente che ho cercato di catturare nei miei scatti.

Non posso non menzionare che il forte ha anche conquistato il cinema internazionale: proprio qui sono state girate molte scene di “Avengers: Age of Ultron” del 2014. Camminando per i cortili e i bastioni, immaginavo le riprese hollywoodiane che hanno trasformato questa antica fortezza in una base segreta degli Hydra. Il fascino cinematografico si aggiunge così a quello storico, rendendo il forte un luogo che parla contemporaneamente al passato e al futuro.

Riflessioni di Fine Giornata

Mentre scendevo dal forte al tramonto, con la macchina fotografica piena di immagini e la mente piena di suggestioni, ho deciso di non tornare subito a Melegnano. Ho trovato sistemazione in un piccolo albergo immerso in un borgo medievale lì vicino, uno di quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.

La serata l’ho trascorsa nella quiete del borgo, continuando a lavorare al mio nuovo libro, un thriller psicologico a cui sto dedicando le mie energie creative tra un progetto fotografico e l’altro. C’è qualcosa di magico nello scrivere in un ambiente così carico di storia: le pietre antiche, il silenzio rotto solo dal rumore dei passi sui selciati, l’atmosfera medievale che ancora si respira in ogni angolo.

Il Forte di Bard non è solo un monumento da visitare, è un’esperienza da vivere. È storia che si fa presente, è architettura che diventa poesia, è un luogo dove il tempo sembra sospeso tra le nebbie della valle e le rocce millenarie.

Questi giorni dedicati alle mie passioni sono stati un dono che ho fatto a me stesso. In un mondo che corre sempre più veloce, fermarsi per contemplare la bellezza e la storia di luoghi come il Forte di Bard è un atto necessario. È un modo per ricaricare le batterie dell’anima e ritrovare quell’equilibrio che solo l’arte e la storia sanno dare.

Le fotografie che porterò con me non sono solo immagini, sono frammenti di un’esperienza che mi ha arricchito profondamente. Sono la testimonianza di un incontro tra le mie passioni e un luogo che le sa accogliere e valorizzare. Il bianco e nero restituirà alla perfezione l’atmosfera di questo luogo senza tempo, l’essenza di una fortezza che ha attraversato i secoli mantenendo intatto il suo fascino.

Il Forte di Bard rimarrà per sempre nei miei ricordi e, presto, anche nelle mie stampe in camera oscura. Perché alcuni luoghi, una volta incontrati, non ti lasciano più. Ti entrano dentro, diventano parte di te, della tua visione del mondo e della tua arte.


Carlo Oriani, fotografo – Melegnano, agosto 2025

L’Allineamento Perfetto: Cuore, Mente e Occhio nella Fotografia in Bianco e Nero

L’Allineamento Perfetto: Cuore, Mente e Occhio nella Fotografia in Bianco e Nero

Riflessioni di un fotografo sull’essenza dell’arte fotografica

Quando Henri Cartier-Bresson pronunciò quelle parole immortali – “Quello che un buon fotografo deve cercare di fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio” – non poteva immaginare quanto profondamente avrebbero risuonato nell’anima di chi, come me, ha fatto della fotografia in bianco e nero la propria ragione di vita.

Da un’intera vita catturato dall’incantesimo del bianco e nero, ho compreso che questa scelta non è mai stata una semplice preferenza estetica. È piuttosto una filosofia, un modo di vedere il mondo spogliato dalle distrazioni del colore, dove ogni sfumatura di grigio racconta una storia, dove ogni ombra nasconde un segreto.

Il bianco e nero mi permette di cogliere l’essenza pura del soggetto, quella verità nascosta che spesso il colore maschera. Quando inquadro nel mirino, non vedo rossi o blu, ma vedo anime, emozioni, la luce che danza con l’oscurità in un’eterna dialettica di contrasti.

Nella mia ricerca fotografica, la bellezza femminile occupa un posto speciale. Non è quella patinata e artificiale delle riviste, ma quella autentica, quella che emerge dalla spontaneità di un gesto, dalla malinconia di uno sguardo, dalla grazia di una posa naturale.

Fotografare una donna in bianco e nero significa catturare la sua essenza più profonda. I toni di grigio accarezzano le curve del viso come pennellate d’argento, mentre le ombre modellano i lineamenti con la delicatezza di un’antica scultura. Ogni ritratto diventa un dialogo silenzioso tra il mio obiettivo e l’anima del soggetto.

Ricordo un pomeriggio di novembre; la luce dorata che filtrava attraverso le persiane creava geometrie perfette sul volto di Helena. In quel momento, cuore, mente e occhio si sono allineati perfettamente: il cuore ha sentito la malinconia del momento, la mente ha calcolato l’esposizione ideale, l’occhio ha catturato quell’istante irripetibile. Il risultato è stato una fotografia che ancora oggi, guardandola, mi fa battere il cuore.

La mia passione per l’epoca medievale si riflette inevitabilmente nel mio lavoro fotografico. Castelli che si ergono contro cieli drammatici, chiese romaniche che sussurrano antiche preghiere, borghi medievali dove il tempo sembra essersi fermato.

Il bianco e nero è il linguaggio naturale per raccontare questi luoghi intrisi di storia. Le pietre millenarie, scolpite dal tempo e dalle intemperie, trovano nel monocromo la loro voce più autentica. Ogni ombra racconta di cavalieri e dame, ogni fascio di luce che penetra attraverso le feritoie di un castello narra epopee dimenticate.

Quando fotografo un’architettura medievale, sento il peso della storia sulle mie spalle. Il mio obiettivo diventa un ponte tra passato e presente, un mezzo per far rivivere emozioni sepolte sotto secoli di polvere. La fotografia in bianco e nero amplifica questa sensazione, eliminando le distrazioni cromatiche e concentrando l’attenzione sull’essenza stessa del soggetto.

Tornando alle parole del maestro Cartier-Bresson, ho imparato sulla mia pelle cosa significhi davvero allineare cuore, mente e occhio. Non è un processo meccanico, ma una sorta di meditazione in movimento.

Il cuore è l’impulso primordiale, quello che mi spinge a sollevare la fotocamera quando intuisco che qualcosa di speciale sta per accadere. È l’emozione pura, quella che fa tremare le mani nell’attesa dello scatto perfetto.

La mente è il calcolo, la tecnica, l’esperienza accumulata negli anni. È quella che sussurra: “Diaframma f/2,8, tempo 1/60, ISO 400.” È la razionalità che bilancia l’istinto del cuore.

L’occhio è la sintesi, il punto di incontro tra emozione e tecnica. È quello che vede la composizione perfetta, che coglie l’attimo decisivo, che trasforma una semplice immagine in una fotografia.

Ogni volta che esco con la mia fedele Nikon, cerco quel momento magico in cui tutti gli elementi si allineano. Che si tratti di immortalare il sorriso fugace di una donna o le ombre che danzano sui muri di un castello, l’obiettivo è sempre lo stesso: catturare l’anima del soggetto.

Il bianco e nero mi aiuta in questa ricerca, eliminando le distrazioni e concentrando l’attenzione su ciò che davvero conta: la luce, l’ombra, l’emozione, la storia. Ogni scatto è una piccola preghiera, un tentativo di fermare il tempo e regalare all’eternità un frammento di bellezza.

Nella mia carriera di fotografo, ho imparato che la vera maestria non sta nella perfezione tecnica, ma nella capacità di trasmettere emozioni. Le parole di Cartier-Bresson continuano a guidarmi ogni giorno, ricordandomi che dietro ogni grande fotografia c’è sempre un perfetto allineamento tra cuore, mente e occhio.

Il bianco e nero rimane il mio linguaggio d’elezione, quello che meglio sa tradurre in immagini i miei sogni di bellezza femminile e di epoche lontane. Perché alla fine, ogni fotografia è un piccolo miracolo: la capacità di trasformare la luce in memoria, l’attimo in eternità, l’emozione in arte.

E io, con la mia fotocamera in mano, continuo a cercare quell’allineamento perfetto, quel momento magico in cui il mondo si ferma per lasciarsi immortalare.

Writer & Photographer: © Carlo Oriani

MotoBrumed 2025: Grande successo per il primo motoraduno di Mombretto

Un evento che ha fatto rombare i motori e vibrare il cuore della comunità

Ieri si è svolto con grande successo il primo MotoBrumed 2025, il motoraduno organizzato dal Comune di Mediglia con la collaborazione operativa di Radio Usom, l’unica radio di Melegnano. L’evento ha rappresentato il primo appuntamento del Mediglia Summer Festival, portando energia, passione e il rombo dei motori nella suggestiva cornice di Mombretto.

Un’organizzazione impeccabile nonostante il meteo

Nonostante le previsioni meteorologiche non proprio favorevoli, i centauri si sono presentati numerosi in piazza Terracini a Mombretto, pronti a far rombarre i motori delle loro motociclette. L’evento ha dimostrato come la passione per le due ruote possa superare qualsiasi ostacolo, anche quello del maltempo.

Al loro arrivo, i motociclisti hanno avuto il piacere di fare un giro per le frazioni del comune di Mediglia, scoprendo le bellezze del territorio in sella alle loro fedeli compagne.

Radio Usom al centro dell’evento

Radio Usom ha svolto un ruolo fondamentale come partner ufficiale dell’iniziativa. Gli speaker della radio, tra cui L’Alis, conduttrice del programma radiofonico Lightness che parla appunto di viaggi in moto, l’impeccabile regia di Maxtriplax, il fotografo ufficiale Carlo Oriani, Rosanna, Roberto Florindi e lo Chansommelier Fel, erano tutti presenti per raccontare emozioni e storie direttamente dal cuore dell’evento. Era presente anche Davide Anastasio, il presidente dell’Usom Calcio, e Monica della radio che si è occupata della parte social dell’evento.

La radio ha offerto interviste dal vivo ai protagonisti del motoraduno, con “caschi allacciati e microfoni aperti per dare voce a chi vive sulle due ruote: per passione, per libertà, per divertimento… o perché ha fatto della moto una vera filosofia di vita”.

Un evento che ha superato le difficoltà

Nonostante il forte vento e la pioggia che hanno fatto desistere gran parte del pubblico inizialmente intervenuto, l’evento è proseguito con successo grazie alla costanza e alla determinazione dei volontari di ProLoco Mediglia e di DJ Psycho. La serata è continuata all’insegna della musica live.

Un successo da ripetere

L’entusiasmo per questo primo MotoBrumed lascia ben sperare per le future edizioni dell’evento, che verrà riproposto il prossimo anno.

Il successo del MotoBrumed 2025 dimostra come eventi di questo tipo possano valorizzare il territorio e creare momenti di aggregazione autentica, dove la passione per le due ruote diventa un ponte tra persone diverse unite dall’amore per la libertà su strada.


Writer & Photographer: © Carlo Oriani

#RadioUsom #WeLikeToMakeToGo #MotoBrumed #Mombretto

𝐈𝐥 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐞𝐜𝐜𝐨

Nel vicolo stretto, dove i lampioni non arrivavano, si muoveva una figura silenziosa. Pietro aveva scelto di indossare la maschera del medico della peste per il festival medievale della città, ma ora, mentre tornava a casa sotto una pioggia sottile, si sentiva stranamente osservato.

I mattoni umidi delle vecchie mura sembravano sussurrare storie di epidemie passate, quando figure simili a lui percorrevano questi stessi vicoli portando rimedi inefficaci e false speranze.

Si fermò improvvisamente. Qualcosa brillava tra le fessure dei ciottoli: una piccola pietra blu brillante, quasi luminescente nel buio. La raccolse, sentendola stranamente calda al tatto, e la infilò nella tasca senza pensarci troppo.

Fu solo arrivato a casa che notò come il suo respiro, dietro la maschera, fosse diventato più pesante. E come le voci, quelle che credeva provenissero dalle mura, ora sembrassero sussurrare direttamente nella sua mente.

Guardò la sua immagine riflessa nello specchio dell’ingresso: non era più lui che indossava una maschera, ma la maschera che aveva indossato lui. E mentre la nebbia calava sulla città, altre figure con becchi neri cominciarono a emergere dalle ombre, tutte alla ricerca di chi portava con sé quella particolare pietra.

Photographer & Writer: © Carlo Oriani

Luci e Ombre del Sud-Ovest dell’Inghilterra

In bianco e nero, segreti svelati,

Del Sud-Ovest le storie antiche,

Castelli e case, memorie narrate,

Di tempi lontani, vite mai stanche.

Tra Warwick e Kenilworth, leggende riecheggiano,

Cavalieri valorosi in battaglie ardite,

Stratford, la casa di Shakespeare inneggiano,

Versi eterni, melodie infinite.

Vie avvolte in ombre urbane,

Scorci di mistero, silenti racconti,

Strade nascoste, trame profane,

Sussurri del tempo, segreti affranti.

Dalla Broadway Tower, le Cotswolds danzano,

Luci e ombre in un gioco fatato,

Un paesaggio che incanta e avanza,

Bellezza enigmatica, cuore incantato.

Un viaggio nel tempo, ogni foto poesia,

Ogni immagine un enigma passato,

Ricordi che vivono, eterna magia,

Nel Sud-Ovest, dove il sogno è rinato.

Writer: © Joan Thompson

Ph: © Carlo Oriani