
A me gli occhi

Carlo Oriani – Fotografo e Scrittore
Portfolio fotografico, romanzi e articoli su creatività e tecnologia



Non so come ci siamo arrivati… so solo che siamo qui.
Qui? Ma qui dove?
La stanza è molto buia e davanti a noi si intravede una scala in pietra i cui gradini sono lisci e molto ripidi.
La scala sembra scendere molto in profondità.
Perché pensiamo questo? Perché né io né Teddy non riusciamo a scorgerne la fine.
Ci guardiamo in faccia come a domandarci “Cosa facciamo?”…“Cosa facciamo?”.
Giriamo lo sguardo nuovamente verso il nulla. Restiamo così per qualche istante ed alla fine esclamiamo contemporaneamente: “scendiamo” “scendiamo”.
Buffo, sembriamo l’uno l’eco dell’altro.
Iniziamo, quindi, la discesa.
I gradini sono molto ripidi, quindi, procediamo molto lentamente.
Procediamo… Si, ma per andare dove?
In lontananza si possono udire risonanze effimere.
Musica ovattata.. a tratti sembra blues a tratti sembra jazz…
Incuriositi e per nulla intimoriti continuiamo la nostra discesa e ad un certo punto ci sembra di sentire anche lo scrosciare dell’acqua…
…
Luci danzanti nell’ombra.
…
Dove siamo?
Da dove veniamo?
Dove stiamo andando?

Robert Capa disse “Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino “.
Col mio 35mm più vicino di così non sono riuscito ad andare vicino… dite che può andar bene?

Noi c’eravamo.
Avremo fatto delle belle foto?
Anzi, come avrebbe detto un mio vecchissimo professore… Avremo fatto degli scatti Validi?
Speriamo…


E dal cassetto ecco spuntare una vecchia foto…


