Quando un “NO” diventa inaccettabile

Riflessioni su un amore che uccide

Leggo la notizia di Federica Torzullo e resto immobile davanti allo schermo. Quarantuno anni, un figlio di dieci, un lavoro, una vita. Una donna che aveva deciso di separarsi dal marito. Una scelta legittima, dolorosa forse, ma legittima. La risposta a quella scelta è stata la morte.
Il suo corpo è stato trovato sepolto in un terreno vicino all’azienda del marito, dopo dieci giorni di ricerche. Dieci giorni in cui lui ha mentito, depistato, finto di cercarla. Dieci giorni in cui sapeva esattamente dove fosse.
E io mi chiedo: come si arriva a questo punto?
Non è una domanda retorica. È la domanda che mi perseguita da quando ho iniziato a scrivere Oltre l’Ombra, il mio romanzo. Una storia che racconta la dinamica opposta — un uomo, Luca, perseguitato dalla ex moglie Priscilla — ma che nasce dalla stessa radice malata: l’incapacità di accettare un rifiuto.
Quando ho scritto di Priscilla, ho cercato di entrare nella mente di chi non riesce a lasciare andare. Di chi trasforma l’amore in possesso, la relazione in catena, il partner in proprietà. Ho scoperto che non è una questione di genere. È una questione di fragilità narcisistica, di identità costruita sull’altro anziché su se stessi. Quando quell’altro se ne va, non è solo una relazione che finisce: è un intero mondo che crolla.
Ma capire non significa giustificare. Mai.
Federica aveva detto no. Aveva scelto di riprendere in mano la sua vita. E quel no è stato considerato inaccettabile. Non un diritto, non una libertà fondamentale, ma un affronto da punire con la morte.
Mi chiedo spesso cosa scatti nella mente di chi compie questi gesti. Non parlo della follia momentanea — quella è una scusa comoda che ci raccontiamo per tenere il mostro a distanza, per convincerci che “a noi non potrebbe mai succedere”. Parlo di qualcosa di più sottile e pervasivo: una cultura che ancora fatica a riconoscere che l’amore non è possesso.
Amare qualcuno non significa avere diritti su di lui. Non significa che il suo corpo, le sue scelte, la sua vita ci appartengano. Amare significa — dovrebbe significare — volere la felicità dell’altro anche quando quella felicità non ci include.
È difficile? Tremendamente. Una separazione fa male, a volte devasta. Ma il dolore non autorizza la violenza. La sofferenza non giustifica l’omicidio.
Nel mio romanzo, Luca fugge. Lascia Milano, si rifugia sul Lago di Garda, cerca di ricostruirsi una vita lontano dall’ossessione di Priscilla. Ho voluto raccontare che si può scappare, che si può sopravvivere. Ma la realtà è spesso più crudele della finzione. Federica non ha avuto il tempo di fuggire. O forse aveva già iniziato a farlo, e proprio per questo è stata uccisa.
Scrivo queste righe con un senso di impotenza. Le parole sembrano inadeguate di fronte a una bara, a un bambino che non rivedrà più sua madre, a una famiglia distrutta. Eppure le parole sono l’unico strumento che ho. Come autore, come uomo, come essere umano che si rifiuta di voltarsi dall’altra parte.
Se Oltre l’Ombra può servire a qualcosa, spero sia questo: aprire una conversazione. Far riflettere. Mostrare che la violenza psicologica e l’ossessione non hanno genere, e che riconoscerle è il primo passo per combatterle.
Federica meritava di vivere. Meritava di dire no e di essere rispettata per questo.
Tutti meritiamo di poter dire NO.

TRA IL VOLTO E LA MASCHERA

Ho fotografato castelli per moltissimi anni. Muri di pietra che nascondono storie. Poi ho capito: anche noi siamo castelli. Anche noi abbiamo muri. Anche noi nascondiamo. Le maschere che indossiamo sono le nostre mura. Ma le crepe? Le crepe sono dove entra la verità.

È lì, in quelle crepe, che vivono i protagonisti dei miei thriller:

📖 𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐃𝐈𝐂𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐄 𝐋𝐔𝐂𝐈 – Dove le vite passate sono maschere che nascondono chi sei davvero, finché le crepe non rivelano tutto

📖 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝐋’𝐎𝐌𝐁𝐑𝐀 – Dove l’ossessione frantuma ogni maschera e ti costringe a guardare ciò che hai sempre nascosto

📚 Amazon: Cartaceo, eBook, GRATIS con Kindle Unlimited

🎭 Thriller psicologici dove le maschere cadono e la verità fa male. Ma è l’unica cosa che può salvarti.

Sirmione: quando i castelli diventano specchi dell’anima

Quando la mia macchina fotografica mi ha fatto scoprire la location perfetta per raccontare l’ossessione

Chi mi conosce sa che amo fotografare castelli. Ma quando ho iniziato a scrivere “Oltre l’Ombra”, cercavo qualcosa di più di un semplice sfondo suggestivo. Cercavo un luogo che fosse esso stesso un personaggio, che riflettesse il tema del romanzo: l’ossessione, la bellezza che nasconde l’ombra, la fragilità sotto la pietra.

E l’ho trovato a Sirmione.

Il Castello Scaligero non è solo uno dei castelli meglio conservati d’Italia. È una fortezza che emerge dall’acqua, circondata dal lago da tutti i lati. Una bellezza apparente che nasconde stanze buie, corridoi stretti, prigioni sotterranee. Esattamente come Luca: un fotografo di successo che nasconde dentro di sé ferite profonde e sensi di colpa che lo divorano.

Quando ho visitato Sirmione per la prima volta con la mia Leica, ho capito immediatamente che era il posto giusto. I vicoli stretti del borgo medievale dove puoi sentirti osservato ad ogni angolo. Le luci soffuse che filtrano tra le case di pietra. Il lago che riflette tutto, ma distorce le immagini.

Nel romanzo, Sirmione non è solo dove Luca si rifugia dopo aver perso tutto. È il luogo dove cerca di ricominciare, dove incontra Martina e Scarlett, dove pensa di poter finalmente trovare pace. Ma è anche dove Priscilla lo ritrova, trasformando questo borgo da cartolina in una trappola claustrofobica.

Da fotografo, amo il contrasto tra la bellezza turistica di Sirmione di giorno e l’atmosfera inquietante che assume la sera, quando i turisti se ne vanno e rimangono solo le ombre e i gatti randagi. È in queste ore che ho ambientato le scene più intense del romanzo.

Il castello diventa nel libro il luogo della mostra fotografica di Luca, l’evento che dovrebbe segnare il suo ritorno alla vita. Ma diventa anche il teatro dello scontro finale con Priscilla, dove la bellezza si trasforma in incubo.

Ogni volta che fotografo un castello, cerco di catturarne l’anima oltre l’architettura. Con Sirmione, ho catturato qualcosa di più: ho trovato il setting perfetto per raccontare come anche i luoghi più belli possano nascondere ombre oscure.

Se volete scoprire come Sirmione diventa teatro di un incubo psicologico, “Oltre l’Ombra” è disponibile su Amazon sia in versione cartacea che in eBook. Nel prossimo articolo vi racconterò di Luca, il fotografo che vive nell’ombra del proprio passato.