
Forte di Bard, Valle d’Aosta
Nelle viscere di pietra dove l’eco è memoria, cammino tra le ombre di chi non si arrese. Maggio 1800: cannoni contro il cielo, quattrocento anime contro un impero.
Napoleone guardava dal basso questo scoglio ostinato, questa spina conficcata nella gola delle Alpi. Quindici giorni di assedio, quindici giorni in cui il tempo si fermò.
Oggi attraverso questi corridoi bui dove la luce filtra come allora, quando ogni raggio era speranza o condanna. Le silhouette dei difensori ancora danzano contro i muri anneriti dalla polvere da sparo.
Mi volto: dietro di me, il passato. Davanti, un quadrato di luce incerta. Tra queste mura Bonaparte imparò che esistono fortezze che non si conquistano, solo si aggirano, si evitano, si temono.
Il forte cadde, sì. Ma prima resistette. E nella resistenza trovò l’immortalità.
Io cammino ancora qui, dove ogni passo è un tributo, dove ogni ombra racconta di chi scelse di essere roccia quando il mondo voleva farsi marea.
Photographer & Writer: © Carlo Oriani
Il Forte di Bard fu l’unico ostacolo significativo che Napoleone incontrò nella sua discesa in Italia durante la Campagna d’Italia del 1800. Distrutto per rappresaglia, fu ricostruito dai Savoia tra il 1830 e il 1838.
