Come il mio background fotografico ha trasformato il modo di scrivere “Il Codice delle Sette Luci”







Quando ho iniziato a scrivere “Il Codice delle Sette Luci”, non sapevo che il mio background fotografico sarebbe diventato il vero motore della narrazione. Dopo anni passati a catturare l’anima di luoghi medievali come Soncino e i castelli del Ducato di Parma e Piacenza, mi sono ritrovato a “fotografare” con le parole, applicando inconsciamente le stesse tecniche che uso dietro l’obiettivo. La mia filosofia fotografica – “Non importa che fotocamera usi. Dipende solo Dove la punti e Come la punti” – si รจ trasformata naturalmente in: Non importa quali parole usi. Dipende solo su cosa le focalizzi e come le componi.
Ogni scena del romanzo nasce come una fotografia nella mia mente. Prendo ad esempio il momento cruciale in cui Sasha entra nel negozio di tende a Milano: “Il suo sguardo era catturato da qualcos’altro: una serie di tende di velluto blu scuro, identiche a quelle che aveva visto… dove? Quando?” Qui ho applicato quello che in fotografia chiamiamo “focus selettivo”. Proprio come quando uso un diaframma aperto per isolare il soggetto, ho “sfocato” tutto il contesto del negozio per mettere a fuoco solo quelle tende blu. Il lettore vede esattamente quello che vedo io attraverso l’obiettivo: un dettaglio che emerge dallo sfondo e cattura tutta l’attenzione.
La mia passione per il bianco e nero mi ha insegnato che la vera drammaticitร nasce dal contrasto. Nelle mie fotografie dei castelli del Ducato di Parma e Piacenza cerco sempre quel gioco di luci e ombre che crea “un senso di intimitร , mistero e atemporalitร ” – le stesse sensazioni che volevo trasferire nel romanzo. Quando descrivo Milano attraverso gli occhi di Sasha, uso la stessa tecnica: “Milano si stava risvegliando sotto un cielo sorprendentemente limpido, una raritร in una cittร solitamente avvolta dallo smog.” ร una composizione fotografica: primo piano (Milano che si risveglia), sfondo (il cielo limpido), e il contrasto (la raritร contro la normalitร dello smog). Creo profonditร narrativa esattamente come creo profonditร di campo.
In fotografia, il tempo di posa determina se congeli un momento o catturi il movimento. Nella scrittura ho scoperto di fare la stessa cosa con il ritmo delle frasi. Per i flashback delle vite passate di Sasha uso “tempi di posa lunghi” – periodi ampi, descrizioni che fluiscono: “Il vento portava con sรฉ l’odore di spezie dai bazar vicini, mescolato all’aroma di mare e storia…” Per i momenti di azione uso “tempi rapidi” – frasi secche, staccate: “Un rumore di passi. Si voltรฒ di scatto. Nessuna risposta.”
Quando fotografo architetture dei castelli del Ducato di Parma e Piacenza, applico sempre la regola dei terzi per creare equilibrio visivo. Nel romanzo faccio lo stesso con la struttura delle scene: nel primo terzo stabilisco il setting (Milano, il negozio, l’ufficio), nel secondo introduco il conflitto o la tensione (le visioni, i dรฉjร vu), nel terzo finale risolvo o amplifico il mistero (la scoperta, la fuga). ร una composizione che ho imparato inquadrando i miei soggetti, dove l’elemento principale non sta mai al centro ma crea dinamismo negli spazi.
La fotografia macro mi ha insegnato che spesso la storia piรน potente si nasconde nei dettagli piรน piccoli. Nel romanzo, sono i particolari a portare il peso emotivo: “La pietra sembrava calda, quasi viva, contro la sua pelle anche attraverso il tessuto della camicia.” Non descrivo genericamente “una pietra magica”, ma mi concentro su quella sensazione tattile specifica – il calore attraverso il tessuto. ร come quando ingrandisco la texture di una pietra medievale: il dettaglio diventa protagonista.
Descrivere Milano nel romanzo รจ stato naturale perchรฉ da fotografo sono abituato a vedere la cittร in layers temporali. Quando fotografo Melegnano e i suoi dintorni, vedo sempre il presente sovrapporsi al passato medievale. Per Sasha ho fatto lo stesso: la Milano contemporanea del grafico pubblicitario si sovrappone alla Milano delle sue vite passate. Come in una doppia esposizione fotografica, due immagini coesistono nello stesso frame narrativo.
La mia predilezione per il bianco e nero non รจ solo estetica – รจ filosofica. Eliminare il colore significa concentrarsi sull’essenza, sull’emozione pura. Nel romanzo ho applicato lo stesso principio: invece di descrivere tutto minuziosamente, seleziono solo gli elementi che servono al racconto. Quando Sasha vive le sue regressioni, non perdo tempo in descrizioni colorate del periodo storico. Mi concentro su sensazioni pure: la paura, il freddo, il battito del cuore. ร il bianco e nero narrativo.
Scrivere “Il Codice delle Sette Luci” mi ha fatto capire che non ho mai smesso di essere un fotografo. Ho solo cambiato strumento: al posto della Leica uso la tastiera, al posto della carta fotografica uso la pagina bianca. Ma l’approccio rimane lo stesso: osservare, attendere il momento giusto, catturare l’essenza, raccontare una storia attraverso immagini – che siano fatte di luce o di parole. Forse รจ per questo che ho scelto Sasha come protagonista: anche lui รจ un fotografo che scopre che la sua arte puรฒ aprire porte su realtร invisibili. In fondo, non รจ questo quello che facciamo noi fotografi ogni volta che premiamo il pulsante di scatto?
Se anche voi volete scoprire quale mistero si cela dietro questi luoghi milanesi, “Il Codice delle Sette Luci” รจ disponibile su Amazon sia in versione cartacea che in eBook. Nel prossimo articolo vi racconterรฒ perchรฉ ho scelto proprio Milano come ambientazione per questa storia di reincarnazione e misteri.






















