Il Codice delle Sette Luci: dietro le quinte

Come ho costruito un mondo narrativo tra storia reale e fantasia esoterica

Quando ho iniziato a scrivere “Il Codice delle Sette Luci”, mi sono subito reso conto che creare un thriller esoterico basato sulla reincarnazione richiedeva una ricerca storica meticolosa. Il mio background di fotografo di luoghi medievali mi aveva già abituato a documentarmi sui periodi storici che ritraevo, ma per il romanzo dovevo andare molto più in profondità.

Ogni vita passata di Sasha doveva essere credibile, ambientata in un contesto storico accurato. Non potevo permettermi anacronismi che avrebbero compromesso la verosimiglianza della narrazione. Quando Sasha rivive i ricordi di Sébastien sui tetti di Parigi nel 1932, ogni dettaglio doveva essere autentico: dai materiali di costruzione delle case agli odori delle strade, dal modo di vestirsi alla tecnologia disponibile.

La ricerca è stata affascinante quanto impegnativa. Per ricostruire le diverse epoche – dalla Parigi del XX secolo alla Rivoluzione Francese, fino all’Italia del XVI secolo dove Giuliana viene bruciata come strega – ho dovuto consultare archivi digitali, studiare mappe d’epoca e analizzare documenti storici per dare autenticità a ogni dettaglio. Dall’abbigliamento ai prezzi del cibo, tutto doveva essere coerente con il periodo.

Il mio approccio da fotografo mi ha aiutato enormemente. La mia formazione mi ha insegnato l’importanza dei dettagli e come catturare l’essenza di un’epoca. Per ogni vita passata ho seguito un processo simile a quello fotografico: inquadratura generale del contesto storico, piano medio della vita quotidiana, primi piani sui dettagli specifici che danno autenticità.

Quando descrivo James nel sommergibile durante la Prima Guerra Mondiale, ho studiato i veri progetti dei sottomarini dell’epoca, le condizioni di vita a bordo, i rumori che si sentivano sott’acqua. Quando racconto la morte di Antoine durante la Rivoluzione Francese, ho ricercato i veri eventi storici, i luoghi precisi dove si svolgevano le esecuzioni, persino il modo in cui le persone parlavano in quel periodo.

Ma il fascino di questo genere letterario sta nel bilanciare elementi reali con pura invenzione. Le società esoteriche del XIX secolo esistevano davvero, così come l’interesse per la reincarnazione in certi ambienti intellettuali dell’epoca. Su questa base storica reale ho costruito la Società del Tempo Eterno e la sua nemesi, la Luna Nera.

Descrivere Milano attraverso i secoli ha beneficiato enormemente del mio lavoro fotografico. Conoscendo la città e i suoi palazzi storici, sapevo quali edifici esistevano già in epoche passate e come tracciare percorsi credibili per i miei personaggi. Ho utilizzato mappe storiche, guide architettoniche e documentazione fotografica d’epoca per creare l’atmosfera autentica che permea tutto il romanzo.

La Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Braidense, le catacombe sotto San Lorenzo: tutti luoghi reali che ho potuto visitare e fotografare, assorbendone l’atmosfera prima di trasformarli in scenari per la storia. Questa conoscenza diretta si sente nella scrittura: quando la professoressa Rossi cammina per i corridoi della Braidense, sto descrivendo spazi che conosco intimamente.

Le sette pietre blu, invece, nascono inizialmente da pura fantasia narrativa. Ho scelto il numero e il colore istintivamente, senza pensarci troppo. Solo dopo la pubblicazione, diverse lettrici appassionate di discipline esoteriche mi hanno fatto notare coincidenze affascinanti: il numero sette corrisponde ai chakra della tradizione orientale, mentre il colore blu è collegato al respiro e alla comunicazione. Considerando che io stesso ho problemi respiratori, forse il mio subconscio ha guidato queste scelte più di quanto pensassi.

Prima di scrivere la prima riga, ho passato mesi a raccogliere materiale, creando schede dettagliate per ogni periodo storico. Questo lavoro preparatorio è stato fondamentale per costruire un mondo credibile, anche se poi ho imparato a nascondere la ricerca dietro dettagli apparentemente casuali. Non volevo che il romanzo diventasse un saggio storico mascherato – ogni informazione doveva servire la storia, non mostrarsi.

Il passaggio dalla ricerca storica alla scrittura creativa è stato come sviluppare una fotografia: hai tutti gli elementi raccolti, ma devi sapere come farli emergere per creare l’immagine finale. L’arte sta nel selezionare i dettagli giusti, quelli che rendono credibile il mondo senza appesantire la narrazione.

Una delle sfide più interessanti è stata mantenere la coerenza tra le diverse epoche. Ogni volta che Sasha ricorda una vita passata, i dettagli storici devono essere accurati, ma allo stesso tempo deve emergere il filo conduttore che lega tutte queste esistenze: la ricerca delle pietre blu e il destino che unisce lui e Giulia attraverso i secoli.

Forse la cosa più affascinante di tutto questo processo di ricerca è stata scoprire che la realtà storica è spesso più incredibile della fantasia. I processi per stregoneria, le società segrete, i rituali esoterici: tutto questo è realmente esistito, e spesso in forme più estreme di quelle che ho immaginato per il romanzo.

La verità è che dietro ogni pagina de “Il Codice delle Sette Luci” ci sono mesi di ricerca, centinaia di documenti consultati e la passione di un fotografo che ha imparato a catturare non solo immagini, ma anche l’anima di epoche lontane.


Se siete curiosi di scoprire come questi anni di ricerca si sono trasformati in un’avventura che attraversa i secoli, “Il Codice delle Sette Luci” è disponibile su Amazon sia in versione cartacea che in eBook. Nel prossimo articolo vi parlerò dei punti di contatto tra fotografia e letteratura, e di come il mio lavoro dietro l’obiettivo ha influenzato il modo di costruire le scene del romanzo.

Giuliana: il personaggio che porta la mia anima

Da quando sono nato porto sulla spalla una grande macchia scura che assomiglia a una bruciatura. Per tutta la vita, guardandola, ho avuto la strana sensazione che raccontasse una storia che non riuscivo a ricordare. Unita ai miei problemi di asma – quella difficoltà a respirare che mi accompagna da sempre – questa macchia ha alimentato in me una convinzione profonda: di essere stato una strega in una vita precedente.

Quando ho iniziato a scrivere “Il Codice delle Sette Luci” sapevo che uno dei personaggi delle vite passate di Sasha doveva essere proprio una guaritrice accusata di stregoneria. Non era una scelta narrativa casuale, era il bisogno di dare voce a una parte di me che da sempre cercava di emergere.

Giuliana, la guaritrice italiana del XVI secolo, è il personaggio a cui ho dedicato più ricerca, più attenzione, più amore. È quello che sento più vicino alla mia anima. Lei rappresenta tutto ciò che credo di essere stato: una persona che aiutava gli altri, che conosceva i segreti delle erbe e della guarigione, e che ha pagato con la vita la propria dedizione al prossimo. La mia passione per il mondo medievale, che emerge dalle mie fotografie di castelli e dalla mostra “Uno Sguardo sul Medioevo” realizzata con Alice Kavalla, ha trovato in Giuliana la sua espressione più profonda. Non fotografavo solo architetture antiche: cercavo le tracce di vite come la sua.

Per creare Giuliana in modo autentico ho dovuto confrontarmi con una realtà storica molto più cruda di quella che vediamo nei film. Le torture inflitte alle presunte streghe erano ben diverse dagli stereotipi cinematografici. Ho studiato i veri processi per stregoneria, le procedure dell’Inquisizione, i metodi di tortura effettivamente utilizzati. Quello che ho scoperto mi ha sconvolto: la sistematicità della persecuzione, la precisione burocratica del male, l’accanimento contro donne che spesso erano solo guaritrici, levatrici, conoscitrici di erbe. Giuliana doveva rappresentare questa tragedia storica, ma anche la dignità di chi non si è mai piegato.

L’aspetto di Giuliana che più mi stava a cuore era il suo coraggio. Non il coraggio dell’eroe che combatte draghi, ma quello quotidiano di chi si alza ogni mattina per alleviare le sofferenze altrui. Lei conosceva i rischi: in un’epoca di ignoranza e paura, chi possedeva conoscenze mediche veniva facilmente accusato di patti col diavolo. Eppure, Giuliana continua a curare, a preparare rimedi, a portare sollievo. Il suo è un atto di amore puro verso l’umanità, anche quando sa che questo amore la porterà alla morte.

Scrivere le scene del rogo di Giuliana è stato straziante. Mentre descrivevo i fumi che le riempivano i polmoni, i miei problemi di asma si intensificavano. Era come se il mio corpo ricordasse quello che la mia mente aveva dimenticato. Si dice che le streghe, prima di morire, inalassero i fumi del legno e della carne bruciata – e io, da sempre, ho difficoltà a respirare. È una coincidenza? Forse. Ma per me è la conferma che Giuliana non è solo un personaggio: è un pezzo della mia anima che ha trovato finalmente una voce.

Nel romanzo Giuliana porta al collo una collana con pietre blu, lo stesso elemento che lega tutte le vite di Sasha. Ma per lei quelle pietre rappresentano qualcosa di speciale: la memoria della conoscenza. Lei sa che le sue competenze di guaritrice, tramandate di generazione in generazione, sono un tesoro che non deve andare perduto. Anche di fronte al rogo, Giuliana non rinnega le sue conoscenze. Non rinnega le pietre. Non rinnega se stessa. È questo il suo vero coraggio: rimanere fedele alla propria identità anche quando il mondo intero ti condanna.

Creare Giuliana è stato come ricostruire un puzzle di cui possedevo solo alcuni pezzi: la mia macchia, i miei problemi respiratori, la mia passione per il mondo medievale, le mie ricerche storiche. Ogni dettaglio del suo carattere, ogni parola che pronuncia, ogni gesto che compie nascono da questa ricerca interiore. Quando fotografo castelli medievali o quando allestisco mostre come “Uno Sguardo sul Medioevo” cerco sempre le tracce di persone come Giuliana. Donne e uomini che hanno vissuto, amato, sofferto in quelle mura. Che hanno lasciato impronte invisibili nella pietra e nel tempo.

Il sacrificio di Giuliana non è vano. Nella struttura del romanzo la sua morte alimenta la forza delle pietre blu, tramanda la conoscenza alle generazioni future, permette a Sasha di ricordare e di comprendere. È un sacrificio che genera vita anche nella morte. Forse è questo il vero significato della reincarnazione: non solo il ritorno dell’anima, ma la continuità dell’amore e del coraggio attraverso i secoli. Giuliana muore, ma il suo spirito di dedizione al prossimo continua a vivere in ogni vita successiva.

Scrivere di Giuliana mi ha fatto capire qualcosa di importante: non importa se sono davvero stato una strega in una vita precedente. Importa che questa convinzione mi abbia spinto a creare un personaggio di tale umanità e coraggio. Importa che mi abbia fatto ricercare la verità storica dietro le leggende. Importa che mi abbia fatto riflettere sul valore di chi dedica la vita ad aiutare gli altri. Giuliana è il cuore pulsante del mio romanzo perché rappresenta ciò che di più nobile c’è nell’essere umano: la capacità di amare il prossimo anche a costo della propria vita.


Se anche voi volete scoprire quale mistero si cela dietro questi luoghi milanesi, “Il Codice delle Sette Luci” è disponibile su Amazon sia in versione cartacea che in eBook. Nel prossimo articolo vi racconterò perché ho scelto proprio Milano come ambientazione per questa storia di reincarnazione e misteri.