Il Dottor Ferri: Un Professionista o un Controllore?

Quando la competenza professionale nasconde domande più profonde sulla natura della verità

Tra tutti i personaggi de “Il Codice delle Sette Luci”, il dottor Alessandro Ferri rappresenta una delle figure più enigmatiche e affascinanti. Non perché sia misterioso nel senso classico del termine, ma perché incarna perfettamente quella categoria di persone che incontriamo nella vita reale: professionisti competenti, rassicuranti, che sembrano avere sempre le risposte giuste al momento giusto. Ma è proprio questa perfezione che dovrebbe farci riflettere.

Quando ho creato il dottor Ferri, volevo esplorare una domanda che mi ha sempre affascinato: chi decide cosa l’umanità è pronta a sapere? È una questione che va ben oltre la fiction, perché nella storia abbiamo sempre avuto figure che si sono arrogate il diritto di filtrare la conoscenza “per il nostro bene”. Ma quando questa protezione diventa controllo? E soprattutto: chi protegge davvero i protettori?

Il dottor Ferri appare nel romanzo come l’incarnazione dell’eccellenza professionale. È “un uomo sulla sessantina, con capelli brizzolati e occhiali dalla montatura sottile che incorniciavano occhi intelligenti e attenti.” Tutto in lui trasmette competenza e affidabilità: dall’elegante “completo grigio che sembrava fatto su misura, con una cravatta bordeaux” al suo studio “con le pareti rivestite di librerie, i volumi rilegati in pelle” che creano un’atmosfera di sapere consolidato.

Ma è il suo approccio con Sasha che rivela la vera maestria del personaggio. Quando Sasha gli confessa le sue inquietanti visioni, il dottore non lo giudica né lo fa sentire pazzo. «No, non sta impazzendo. Anzi, il fatto che sia qui, che cerchi di comprendere queste esperienze invece di negarle, dimostra una notevole lucidità.» È esattamente quello che un paziente confuso ha bisogno di sentire. Ma questa perfezione dovrebbe farci riflettere: è davvero solo competenza professionale, o c’è qualcos’altro?

La proposta dell’ipnosi regressiva arriva con spiegazioni così logiche da sembrare ovvie: «L’ipnosi regressiva è uno strumento che ci permette di accedere a parti della nostra coscienza normalmente nascoste.» Le sue parole sono scientifiche, rassicuranti, professionali. Eppure, c’è una precisione nelle sue tecniche che va oltre la normale competenza. Come se non stesse scoprendo insieme a Sasha, ma seguendo una mappa già tracciata.

Il dottor Ferri rappresenta un archetipo che tutti riconosciamo: il professionista che sa sempre cosa dire, che ha sempre la risposta pronta, che sembra conoscere i nostri problemi meglio di noi stessi. È il tipo di persona di cui ci fidiamo istintivamente, proprio perché la società ci ha insegnato a rispettare l’autorità della competenza. Ma questa fiducia è sempre giustificata?

Durante le sedute di ipnosi, il dottore guida Sasha attraverso i ricordi delle sue vite passate con una competenza che sembra quasi soprannaturale. Le sue domande sono sempre pertinenti, le sue osservazioni sempre illuminanti. Sa esattamente quando spingere e quando fermarsi, quando approfondire e quando cambiare argomento. È il tipo di terapeuta che tutti vorrebbero avere: competente, paziente, comprensivo.

Ma questa perfezione solleva domande inquietanti. Come fa a essere così preciso? Da dove viene questa conoscenza apparentemente enciclopedica delle vite passate? E soprattutto: sta davvero aiutando Sasha a scoprire la verità, o sta seguendo un’agenda nascosta?

Il dottor Ferri rappresenta anche un dilemma etico fondamentale: il rapporto tra conoscenza e responsabilità. Se qualcuno possedesse informazioni che potrebbero sconvolgere l’umanità, avrebbe il diritto – o addirittura il dovere – di nasconderle? È una domanda che attraversa tutta la storia umana: dalle biblioteche di Alessandria ai segreti militari moderni, c’è sempre stato qualcuno che ha deciso cosa il resto dell’umanità poteva sapere.

Ma chi dà a questi “guardiani” il diritto di decidere? E come possiamo distinguere tra protezione autentica e controllo mascherato? Il dottor Ferri, con la sua competenza irreprensibile e le sue intenzioni apparentemente pure, incarna perfettamente questo dilemma. È il tipo di persona che potrebbe convincerci che nascondere la verità sia un atto d’amore.

La professione stessa di psicoterapeuta non è casuale. Ho scelto di farne un guaritore della mente perché è la figura che dovrebbe rappresentare la massima protezione psicologica. È qualcuno a cui affidiamo i nostri pensieri più intimi, le nostre paure più profonde, i nostri segreti più oscuri. La relazione terapeutica si basa su una fiducia quasi sacra. Ma cosa succede quando questa fiducia viene tradita?

Il dottor Ferri solleva anche questioni più ampie sulla natura della cura e del controllo. Quando un terapeuta “aiuta” un paziente, lo sta davvero liberando o lo sta guidando verso una verità predeterminata? È una domanda che va al cuore di ogni relazione di potere: tra medico e paziente, tra insegnante e studente, tra governo e cittadino.

Nel romanzo, il dottore rappresenta quel tipo di autorità che è difficile da mettere in discussione perché si presenta sempre con le migliori intenzioni. Non è il tiranno che opprime apertamente, ma il protettore che salva dalla “pericolosa” verità. È il tipo di controllo più sottile e quindi più efficace: quello che ci convince di aver bisogno di essere protetti.

La sua competenza nell’ipnosi regressiva solleva anche domande sulla natura della memoria e dell’identità. Se qualcuno può guidarci attraverso i nostri ricordi più profondi, che tipo di potere ha su di noi? Può influenzare non solo quello che ricordiamo, ma anche come lo interpretiamo? È un potere enorme, e il dottor Ferri lo maneggia con una disinvoltura che dovrebbe farci riflettere.

Il personaggio del dottor Ferri funziona anche come specchio delle nostre insicurezze. Tutti noi, in momenti di confusione, cerchiamo qualcuno che abbia le risposte. Qualcuno che ci dica cosa pensare, cosa fare, come interpretare le nostre esperienze. Ma questa ricerca di guidance può renderci vulnerabili a chi ha agende nascoste.

Il dottor Ferri rappresenta la domanda fondamentale: preferiresti una verità che ti distrugge o una menzogna che ti protegge? È un dilemma che non ha risposte facili, e il dottore sembra incarnare entrambe le possibilità. È il protettore che ci salva da verità pericolose, o il controllore che ci nega il diritto di scegliere?

Quello che rende il dottor Ferri così affascinante è che non è mai completamente chiaro da che parte stia. È competente? Indubbiamente. Ha buone intenzioni? Apparentemente sì. Ma le buone intenzioni sono sufficienti a giustificare il controllo dell’informazione? E soprattutto: chi decide cosa costituisce una “buona intenzione”?

Il dottor Alessandro Ferri ci ricorda che i guardiani più pericolosi sono spesso quelli che si presentano come nostri protettori. Ci pone di fronte alla domanda scomoda: siamo disposti a rinunciare alla verità in cambio della sicurezza? E se sì, chi deciderà per noi cosa è sicuro sapere e cosa no?


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