Giulia: L’Anima Gemella di Sasha

Nel creare i personaggi de “Il Codice delle Sette Luci”, c’era una figura che sapevo doveva essere speciale fin dal primo momento: Giulia, la coinquilina di Sasha che si rivelerà essere molto più di una semplice compagna di appartamento. Lei rappresenta quella forza silenziosa che molti di noi riconoscono: la persona che ti sta accanto senza mai giudicare, che intuisce i tuoi silenzi e che riesce a guidarti verso le risposte senza mai forzare il passo.

Giulia non è il classico personaggio femminile del thriller esoterico – non è la veggente misteriosa, non è l’esperta di antichi misteri, non è la bibliotecaria che possiede conoscenze segrete. È qualcosa di più prezioso: è l’anima gemella che attraversa i secoli, l’amore che non si spezza nemmeno con la morte, la presenza costante che accompagna ogni vita di Sasha.

Quando presento Giulia all’inizio del romanzo, appare come la coinquilina ideale che tutti vorremmo avere. Vive con Sasha da tre anni in un equilibrio perfetto fatto di piccole routine quotidiane: “Il profumo del caffè lo accolse mentre scendeva le scale verso la cucina. Giulia, la sua coinquilina da tre anni, era già in piedi, impegnata ai fornelli.” È lei che prepara il caffè del mattino, che gli porge la tazza fumante con quel gesto naturale di chi conosce perfettamente i ritmi dell’altro. «Il mondo ha deciso di svegliarsi prima di te, come al solito», mormorò lei mentre gli porgeva una tazza di caffè fumante.

È questa normalità apparente che rende il suo personaggio così potente. In un mondo dove i protagonisti dei thriller sono spesso solitari tormentati, ho voluto creare qualcuno che rappresentasse la stabilità emotiva, l’affetto incondizionato, la presenza rassicurante che permette all’eroe di affrontare i propri demoni. Nel romanzo, è proprio Giulia a proporre la gita al mercato che cambierà tutto: «Ti accompagno», disse lei con entusiasmo. «Ho bisogno di verdure fresche, e adoro osservarti mentre cerchi l’angolazione perfetta per le tue foto.» Non è una coincidenza narrativa: è Giulia che lo accompagna perché sa, inconsciamente, che quel momento deve accadere.

Una delle caratteristiche che rendono Giulia unica è la sua straordinaria capacità di intuire quando qualcosa non va. Quando Sasha inizia ad avere le sue prime visioni inquietanti, è lei la prima a notare i cambiamenti: «Sasha?» La voce di Giulia lo riportò alla realtà. «Stai bene? Ti comporti in un modo strano.» Non insiste per avere spiegazioni immediate, non drammatizza, non fa scenate. Osserva, aspetta, offre il suo sostegno silenzioso finché Sasha non è pronto a condividere quello che gli sta accadendo. È questo equilibrio perfetto tra presenza e rispetto dello spazio personale che la rende il partner ideale per un protagonista che deve attraversare un viaggio così interiore e perturbante.

Al mercato, quando Sasha viene catturato dalla collana con le pietre blu, Giulia percepisce immediatamente che qualcosa di importante sta accadendo, anche se non comprende ancora cosa. La sua presenza non è mai invasiva, ma è sempre protettiva, sempre pronta a intervenire se necessario. È una sensibilità che va oltre l’intuizione femminile: è il riconoscimento inconscio di un’anima che ne ha accompagnato un’altra attraverso molte vite.

Il vero segreto di Giulia si rivela gradualmente nel corso del romanzo. Inizialmente sembra solo una ragazza normale, leggermente preoccupata per il comportamento sempre più strano del suo coinquilino. Ma quando inizia la vera ricerca sulle pietre blu, scopriamo che anche lei ha iniziato ad avere “ricordi. Sogni. Come se la mia mente si stesse aprendo.” È negli archivi che fa la scoperta cruciale: una fotografia d’epoca che mostra “una giovane donna in piedi accanto alla Contessa Visconti. Era identica a Giulia, fino all’ultimo dettaglio.” La donna nella foto è Marie Laurent, la segretaria della Contessa, e porta al collo una delle pietre blu.

«Marie non era solo la segretaria della Contessa. Era anche la moglie di Antoine!», completò Sasha, realizzando improvvisamente. «L’orologiaio durante la Rivoluzione Francese.» È in questo momento che entrambi capiscono di essere legati da un destino che attraversa i secoli. La vera rivelazione è che Giulia è l’anima gemella di Sasha, la compagna che lo ha cercato e trovato in ogni vita. «E prima ancora, ero la sorella di Sébastien. E poi la fidanzata di James. E anche l’apprendista di Giuliana», sussurrò Sasha, i ricordi che affluivano come un fiume in piena. «Ci siamo sempre trovati, in ogni vita.»

Ogni volta che Sasha è nato, Giulia era lì ad aspettarlo. Era la sorella del giovane ladro Sébastien, la fidanzata del marinaio James, l’apprendista della guaritrice Giuliana, la moglie dell’orologiaio Antoine. Sempre la stessa anima in corpi diversi, guidata da un amore che trascende la morte stessa. Ma quello che mi ha affascinato nello sviluppare questo aspetto del personaggio è che Giulia non è mai passiva in questo destino. Non aspetta semplicemente di essere scoperta. È lei a iniziare le ricerche negli archivi, lei a trovare i documenti cruciali, lei a mettere insieme i pezzi del puzzle.

Nel mondo letterario dei thriller esoterici, spesso i personaggi femminili sono o delle vittime da salvare o delle figure misteriose dai poteri soprannaturali. Giulia rappresenta una terza via: la femminilità consapevole e centrata che non ha bisogno di poteri spettacolari per essere potente. La sua forza sta nella capacità di rimanere se stessa anche quando il mondo intorno inizia a rivelare la sua natura irreale. Quando Sasha le racconta delle sue visioni, delle pietre blu, degli strani déjà vu che lo tormentano, Giulia non reagisce con incredulità o paura. Accetta, comprende, e diventa parte attiva della ricerca della verità.

È una forza sottile ma devastante: quella di chi sa amare senza possedere, di chi sa accompagnare senza dirigere, di chi sa essere presente senza invadere. Se c’è una qualità che definisce Giulia più di ogni altra, è il coraggio di amare incondizionatamente. Non il coraggio dell’eroe che combatte i draghi, ma quello più sottile e forse più difficile di chi sceglie di fidarsi completamente di un’altra persona.

Quando Sasha le rivela tutto – le visioni, i ricordi, la natura soprannaturale di quello che gli sta accadendo – Giulia non esita un momento. Non chiede prove, non pretende rassicurazioni, non cerca di convincerlo che si sta sbagliando. «Qualunque cosa stia succedendo, la affronteremo insieme», dice con una semplicità che nasconde una forza d’animo straordinaria. Anche nei momenti di maggiore pericolo, quando la Società della Luna Nera li insegue attraverso Milano, Giulia non cede al panico. Conserva la lucidità necessaria per trovare le vie di fuga, per proteggere i documenti importanti, per sostenere Sasha quando il peso delle rivelazioni rischia di sopraffarlo.

Giulia vive Milano con una naturalezza che rivela la sua profonda connessione con la città. Per lei Milano non è un labirinto urbano da sopportare: è un territorio familiare dove sa muoversi con istinto sicuro. È lei a guidare Sasha verso i luoghi giusti al momento giusto, sempre con quella naturalezza che nasconde una saggezza più profonda. Quando propone di andare al mercato, non sa consapevolmente che Sasha vi troverà la collana con le pietre blu. Ma il suo istinto la guida verso quel momento cruciale. È come se la città stessa parlasse attraverso di lei, sussurrandole dove andare e quando.

Durante le loro ricerche negli archivi e nelle biblioteche milanesi, Giulia si muove con una competenza che sorprende. Sa dove cercare, sa quali documenti consultare, sa riconoscere gli indizi importanti. È come se Milano fosse scritta nella sua memoria genetica, un palinsesto di vite vissute che le permette di navigare tra i segreti della città con una familiarità inspiegabile.

Una delle cose che più mi ha appassionato nel scrivere Giulia è stata la sua evoluzione nel corso del romanzo. Inizia come una semplice coinquilina premurosa e si trasforma gradualmente in una ricercatrice determinata e in una compagna coraggiosa. Il suo viaggio è parallelo a quello di Sasha, ma segue ritmi diversi. Mentre lui viene travolto dalle visioni delle vite passate, lei deve imparare a fidarsi di ricordi che emergono più lentamente, più dolcemente. Deve accettare di essere stata molte persone diverse, di aver amato la stessa anima attraverso secoli e incarnazioni.

La sua forza è nella gradualità con cui accetta questa verità straordinaria. Non ha crolli emotivi, non attraversa crisi esistenziali devastanti. Integra ogni nuova rivelazione nella sua comprensione del mondo con una maturità che rivela la saggezza accumulata attraverso molte vite. È questa capacità di adattamento, questa flessibilità emotiva, che la rende il perfetto contraltare alla natura più impulsiva e tormentata di Sasha.

Giulia rappresenta un aspetto fondamentale della natura umana: la capacità di amare al di là del tempo e dello spazio. Nel romanzo, lei incarna l’idea che esistano connessioni tra anime che nessuna morte può spezzare, legami che si rinnovano vita dopo vita. Ma non è solo una figura romantica: è anche la rappresentazione della saggezza femminile che sa riconoscere i pattern nascosti, che sa leggere i segni che sfuggono alla razionalità maschile. È lei a trovare i documenti chiave, lei a decifrare gli indizi, lei a guidare Sasha verso le rivelazioni cruciali.

Quello che mi ha colpito di più nel sviluppare il personaggio di Giulia è stato rendermi conto che rappresenta il tipo di amore che tutti cerchiamo: quello che non giudica, non pretende, non cerca di cambiare l’altro. È l’amore che accompagna, che sostiene, che crede anche quando tutto sembra impossibile. È la melodia costante che accompagna ogni vita, ogni incarnazione, ogni nuova possibilità di ritrovarsi.

Giulia è la dimostrazione che l’amore vero non è possessivo né drammatico: è una presenza costante, una melodia di sottofondo che accompagna ogni vita, ogni incarnazione, ogni nuova possibilità di ritrovarsi. E forse, alla fine, è proprio questo il vero mistero che il romanzo vuole svelare: non il segreto delle pietre blu, ma la verità sull’amore che attraversa il tempo.


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