Perché ho scelto Milano come ambientazione per un thriller esoterico

Quando una città diventa personaggio: Milano tra uffici moderni e misteri nascosti

“Milano è troppo moderna per un romanzo sui misteri antichi.” È stato questo il primo commento che ho ricevuto quando ho raccontato che ambientavo “Il Codice delle Sette Luci” nella capitale lombarda. La persona che me l’ha detto immaginava probabilmente castelli scozzesi, villaggi medievali toscani o antiche rovine romane come scenari più adatti a una storia di reincarnazione e segreti esoterici.

Ma è proprio per questo che Milano era la scelta perfetta.

Quando ho iniziato a scrivere la storia di Sasha, volevo esplorare come il soprannaturale possa irrompere nella vita quotidiana. E quale vita è più quotidiana di quella di un grafico pubblicitario che ogni mattina va in ufficio, prende l’ascensore, si siede davanti al computer e sopporta i pettegolezzi dei colleghi?

Sasha lavora al quinto piano di “una fortezza di vetro e acciaio: dodici piani di modernità impersonale che si riflettevano nel cielo grigio di Milano.” È un ambiente che molti lettori riconoscono: l’open space con il rumore di tastiere e telefoni, le pause caffè, le frustrazioni quotidiane. Ma proprio in questo contesto ipermoderno iniziano a manifestarsi le sue visioni di vite passate.

Il contrasto è potente: mentre discute con Marco dei soliti pettegolezzi aziendali, Sasha vede riflesso nel monitor del computer “il volto di un uomo giovane, con occhi scuri e determinati, che lo fissava dall’altro lato dello schermo.” La modernità diventa il palcoscenico perfetto per l’irruzione dell’antico.

Milano ha una caratteristica particolare: sa essere discreta. Non è una città che mette in mostra i suoi misteri come un museo all’aperto. Li nasconde dietro facciate moderne, in negozi apparentemente normali, in quartieri residenziali tranquilli.

Nel romanzo, è proprio in “una zona residenziale tranquilla, con palazzi d’epoca dai mattoni rossi consumati dal tempo e balconi in ferro battuto ricoperti di glicini” che Sasha ha una delle sue esperienze più intense. Un semplice negozio di tende diventa il luogo dove il passato e il presente si scontrano violentemente.

Quando entra nel negozio con Giulia, tutto sembra normale: “Le pareti erano coperte da scaffali che raggiungevano il soffitto, carichi di rotoli di stoffa di ogni colore e texture.” Ma è proprio in questo ambiente quotidiano che Sasha viene sopraffatto dai ricordi di vite passate, vedendosi come “qualcuno che si muoveva sui tetti con la stessa grazia felina, scivolando tra le ombre della notte.”

Una delle cose che più mi ha affascinato scrivendo il romanzo è stata la scoperta che Milano non ha bisogno di luoghi “magici” per diventare misteriosa. È nel mercato rionale, tra “bancarelle colorate che si estendevano a perdita d’occhio, creando un labirinto di profumi, colori e voci”, che Sasha scopre la collana con le pietre blu. È tra i banchi della verdura e i venditori che gridano i prezzi che il mistero si manifesta.

Il mercato che ho descritto è quello di ogni giorno, fatto di “una donna anziana che selezionava con cura i pomodori, un bambino che mordeva una mela rubata dal cesto, un venditore che gridava i prezzi della sua merce.” Ma è proprio in questa normalità che emergono gli indizi del soprannaturale.

Da fotografo, ho sempre amato Milano per la sua capacità di trasformarsi a seconda della luce e del momento. Nel romanzo, Sasha condivide questa stessa passione: cattura “piccoli momenti di vita quotidiana cristallizzati in bianco e nero”, fotografa musicisti di strada e scene di vita urbana.

Ma quello che rende Milano perfetta per la storia è che la città stessa diventa una sorta di fotografia a doppia esposizione: quella moderna che vediamo normalmente si sovrappone a strati più antichi e misteriosi. Quando Sasha guarda “attraverso il parabrezza, la città sembrava diversa, più ostile”, sta vedendo Milano con occhi che appartengono anche al passato.

Milano rappresenta perfettamente il peso della vita moderna che schiaccia l’anima. Sasha odia “quella gabbia di vetro e acciaio”, sopporta “il traffico di Milano che si snodava simile a un serpente malato, fatto di clacson nervosi e gas di scarico.” È una vita che molti riconoscono: “ogni semaforo rosso era una piccola tortura, un promemoria del tempo che scivolava via.”

Ma è proprio contro questo sfondo di routine oppressiva che le visioni di vite passate assumono un significato liberatorio. Le memorie di Sébastien che corre sui tetti di Parigi rappresentano una libertà che il Sasha moderno ha perso. Il contrasto tra la “camicia bianca stirata con precisione militare, cravatta blu scuro, pantaloni eleganti” e la grazia felina del ladro parigino crea una tensione emotiva fortissima.

Milano nel romanzo non è solo un’ambientazione: è uno specchio dell’anima di Sasha. Quando è depresso dall’ufficio, “la città sembrava diversa, più ostile, pareva disapprovasse il suo ritorno alla routine.” Quando è eccitato dalle sue scoperte, Milano diventa un labirinto di possibilità e misteri.

La città cambia a seconda di chi la guarda e di cosa sta vivendo. È questa capacità di trasformarsi che la rende perfetta per una storia sulla reincarnazione: come Sasha scopre di aver vissuto molte vite, così Milano rivela di avere molte facce nascoste.

Quello che più mi interessava era raccontare una storia soprannaturale che fosse però radicata nell’esperienza urbana autentica. Sasha e Giulia non sono turisti che visitano luoghi esotici: sono persone normali che “prendono un caffè fumante quando finalmente scende”, vanno al mercato per comprare “verdure fresche”, vivono in appartamenti veri con problemi veri.

Il mistero si inserisce in questa vita quotidiana, e questo lo rende più credibile e più inquietante. Non c’è bisogno di andare in un castello gotico per vivere il soprannaturale: può capitare mentre fai la spesa o vai in ufficio.

Milano, alla fine, era la scelta perfetta perché è una città che sa nascondere l’incredibile dietro l’ordinario. E forse è proprio questo il vero mistero: che dietro ogni routine, ogni ufficio, ogni strada familiare, si nascondano storie che aspettano solo di essere scoperte.


Se siete curiosi di scoprire quali altri misteri si celano nelle strade milanesi, “Il Codice delle Sette Luci” è disponibile su Amazon in versione cartacea e digitale. Nel prossimo articolo vi parlerò del significato simbolico delle sette pietre blu e di come sono arrivato a scegliere proprio questo numero per il mistero centrale della storia.

Lascia un commento